Coerenza Sistemica

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Feed, microbiota e coerenza sistemica: vogliamo verificare insieme?

Nel feed, ciò che conta davvero emerge solo quando la teoria accetta di farsi contraddire dalla realtà.

Negli ultimi anni mi sto ponendo una domanda che credo meriti una riflessione tecnica aperta, concreta e priva di preconcetti:

alla luce delle conoscenze attuali, delle nuove tecnologie impiantistiche e delle mutate esigenze del mercato, vogliamo verificare se alcuni approcci storici del settore feed siano ancora pienamente coerenti con il sistema che oggi abbiamo costruito?

Non è una critica al passato.
E non è nemmeno un rifiuto delle pratiche che ci hanno accompagnato per anni.

Molte scelte storiche avevano motivazioni solide e hanno rappresentato un progresso importante nel loro contesto tecnico e sanitario.

Ma oggi il contesto è cambiato.

Sono cambiati:

  • gli impianti,
  • i livelli di automazione,
  • la precisione dei dosaggi,
  • la qualità delle dispersioni,
  • le capacità di monitoraggio,
  • il controllo dei residui e dei trascinamenti,
  • la sensibilità verso le emissioni,
  • e sono mutate anche le richieste sociali e le aspettative del consumatore.

In parallelo, sta emergendo con sempre maggiore evidenza il ruolo del microbiota e delle sue attività metaboliche, pur in un quadro scientifico ancora non completamente chiarito.

Ed è proprio questo punto che, personalmente, considero centrale.

Non credo che oggi il problema sia semplicemente “aggiungere di più”.
Credo piuttosto che dovremmo chiederci se ogni apporto introdotto nel feed sia realmente indispensabile, coerente con i fabbisogni e compatibile con l’equilibrio biologico complessivo del sistema.

La mia preoccupazione, a questo stadio delle conoscenze, non è “fare meno” per principio.
È evitare di interferire inutilmente con sistemi biologici che probabilmente comprendiamo ancora solo in parte:

  • rapporti nutrizionali non equilibrati,
  • apporti ridondanti mantenuti per inerzia storica,
  • inserimenti che arricchiscono la dichiarazione in etichetta ma non sempre dimostrano una reale necessità operativa.

Questo non significa demonizzare i trattamenti terapeutici.

La nostra realtà lavora direttamente anche nella produzione di medicinali orali per uso animale, e proprio questa esperienza ci ha insegnato il valore della precisione tecnica e della responsabilità delle specifiche.

Tra il 2002 e il 2006 abbiamo partecipato a una sperimentazione durata quattro anni, sviluppata su:

  • 35 siti produttivi di alimento,
  • circa 70 milioni di animali,
  • oltre 70.000 operatori coinvolti,
  • monitoraggi continui sulla farmacoresistenza,
  • controllo dei residui,
  • verifica dei trascinamenti,
  • farmacovigilanza,
  • tracciabilità completa,
  • tutela delle esportazioni alimentari.

L’obiettivo era garantire sicurezza reale e assenza di ostacoli commerciali verso l’estero.

Quell’esperienza dimostrò che una filiera può raggiungere livelli estremamente elevati di controllo quando le specifiche diventano realmente centrali.

E da quell’esperienza è nata una convinzione che oggi sento ancora più forte:
la stessa cultura della precisione che abbiamo applicato alla sicurezza farmacologica deve poter essere applicata anche agli apporti nutrizionali.

Perché l’impianto non conosce i nomi commerciali.
Non conosce le abitudini.
Non conosce le convinzioni storiche.

L’impianto conosce solo:

  • specifiche,
  • dispersioni,
  • stabilità,
  • residui,
  • trascinamenti,
  • emissioni,
  • comportamenti misurabili.

Ed è qui che, secondo me, entra in gioco il concetto di coerenza sistemica.

Se oggi disponiamo di:

  • impianti più evoluti,
  • automazioni più precise,
  • controlli più affidabili,
  • dispersioni più stabili,
  • minori emissioni,
  • minori contaminazioni crociate,

allora anche la logica degli apporti dovrebbe essere coerente con questa evoluzione del sistema.

Coerenza sistemica significa proprio questo:
non aggiungere automaticamente perché storicamente previsto,
ma verificare se ciò che introduciamo è realmente necessario, compatibile e sostenibile rispetto all’intero equilibrio del processo biologico, produttivo e ambientale.

Forse non tutto deve necessariamente entrare stabilmente nell’alimento.
Forse alcuni interventi potrebbero essere gestiti in modo più mirato o periodico.
Forse alcune integrazioni storiche meritano semplicemente di essere rivalutate alla luce delle conoscenze e delle capacità tecniche di oggi.

Non per togliere valore al passato.
Ma perché dopo oltre vent’anni di evoluzione tecnica, biologica e impiantistica, forse è arrivato il momento di fare un reset professionale.

Un reset non ideologico.
Non polemico.
Non difensivo.

Ma tecnico.

Un reset che ci permetta di verificare insieme se ciò che facciamo oggi rappresenti ancora la soluzione più coerente con il sistema reale che abbiamo davanti.

Perché nei sistemi complessi la qualità non nasce dall’abitudine.
Nasce dalla capacità di rimettere continuamente le specifiche alla prova della realtà.

About the author:

ho operato da sempre nel settore dell'alimentazione degli animali da reddito in Europa e nel mondo. Benessere animale, sicurezza dei manipolatori, degli utilizzatori e dei consumatori sono le linee direttrici. Un aspetto importante è lo sviluppo durevole e i ruoli per i giovani nonché l'accessibilità per i meno abbienti a derrate alimentari sicure

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