Cartoline del feed

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Beh si, si diventa vecchi e ci si avvicina il capolinea. Ecco perchè ho chiesto anche a voi di fare una raccolta di cartoline, di biglietti da visita, di aneddoti relativi a persone o aggregazioni che hanno attraversato il settore feed. Serve a qualcosa? Serve a noi per ricordare con il sorriso sulle labbra (si sorride sempre meno!), anche se non lascerà traccia in coloro che saranno presenti nel feed nel prossimo futuro. Perchè raccontarlo? Per noi. Qui insieme, anche se non li abbiamo conosciuti di persona, ci hanno fatto passare dei momenti che hanno lasciato il segno. Anche noi siamo attori che hanno operato nel feed e forse abbiamo dato origine ad aneddoti o situazioni di cui neanche ci rendiamo conto.

Le mie cartoline le ho suddivise in gruppi non del tutto omogenei.

Queste ad esempio sono legate alle prime informazioni relative ai fallimenti. Ulpia di Cremona per me resta il primo fallimento di cui sia stato a conoscenza. Un altro mi pare fu nella provincia di Varese (1962-63) ma non so se fu un fallimento o una chiusura (era un fabbricante di alimenti specializzato in volatili). La cartolina seguente è sempre relativa ad un fallimento ma più recente e di cui non conosco i particolari, Bonalumi, di Bergamo credo, che mi colpì perchè fu l’unico marchio feed a fare pubblicità in Rai, con tanto di professore universitario di Torino che incontrai e che mi raccontò del perchè aveva accettato di fare da testimonial, che decantava la potenza degli integratori con il marchio, ho saputo poi che nell’équipe faceva parte anche E.M. che ho letto che operava nella struttura del laboratorio ed ebbe i primi contatti per la commercializzazione. Gustosa coincidenza di fattori.

Il fallimento, anche se poi non so se davvero si è arrivati a dichiarare l’esito giudiziario, mi porta a farvi vedere la cartolina relativa a Sinto*, una realtà notevole che ha segnato la propria presenza nel settore feed e non solo. Ho avuto una frettolosa conoscenza con Ben*, e, riporto quanto scritto sulla cartolina che aveva destato impressione l’ammontare (11 Miliardi di lire)del magazzino di materia prime scadute, ma conservate nei fusti originali con l’etichetta originale, mentre il sigillo era del classico colore rosso a pressione. (Come sono malizioso!)

Ed ecco che subito rintraccio la cartolina di UCL. Questo fu un improvviso fallimento. Perchè la ricordo e ve la mostro? Perchè andai a vedere la ditta a Brescia, accompagnato dal Curatore che mi poneva delle domande. Vidi alcune cose interessanti, ma erano già stati presi degli accordi. Perchè ho messo la cartolina proprio vicino a quella di Sinto*? Perchè anche lì, con il Curatore, vidi una trentina di fusti di Colistina, Amoxicillina, ed altri antibiotici, nei classici fusti di fibra marroni, scaduti da 3-4 anni, con la loro etichetta cinese ed anche con il sigillo rosso a pressione. Al Curatore che mi chiedeva cosa potesse fare feci la mia subdola osservazione: “Deve smaltirli e vi sarà un costo, anche se è come bruciare una cassa senza il cadavere?”; mi chiese la spiegazione, ma alzai le spalle. Che cosa mi immaginavo? Che nei fusti ci fosse del calcio carbonato o qualcosa di simile ma non il contenuto originale che aveva preso diverse strade. Perchè tenere in magazzino delle materie prime scadute nei fusti simili agli originali? Ma sono malizioso, forse.

Ma corro troppo veloce. Ecco delle cartoline del tutto personali. Rag. Musso di Farmitalia, un omone con capigliatura militare (taglio secco su un corpo da elefante). Cosa ha la cartolina di interessante? Era il 1961, ero giovanissimo e partecipavo per Philips Sezione Duphar, alle riunioni che si tenevano in Farchimica, (associazione di categoria) per la stesura della prima legge del nostro settore che, se non ricordo male, venne promulgata nel 1963. Quindi ebbi modo di operare nel settore feed per tre anni senza alcuna norma. Stavamo leggendo il testo relativo alla normativa delle ditte produttrici di integratori, ed arrivammo al punto dell’obbligatorietà di avere un laboratorio di analisi. Intorno al tavolo vi erano soprattutto delle multinazionali farmaceutiche che in Italia avevano un ufficio commerciale. Ci furono delle espressioni di perplessità. Il Rag. Musso, rivolto al tavolo chiese chi avesse nella propria struttura un laboratorio di analisi. Mi ricordo che alzai la mano perchè a Cinisello la Sezione Duphar aveva un Laboratorio per i prodotti farmaceutici. Il Rag. Musso abbassando la sua osservò: “Anche noi in Farmitalia quando abbiamo necessità di far analizzare dal Laboratorio prodotti zootecnici abbiamo delle difficoltà. Quindi? Mettiamo l’opzione che si possa produrre anche affidando i controlli a laboratorio terzo. E così fu.

La visione della scenetta del Rag. Musso mi fa ricordare due altre figure, per me, giovincello, molto importanti: il dr. Tonani della Rag* e del dr. Marchetti di Mang.I*, che mi riservavano una preferenza relativamente agli approvvigionamenti di vitamina A, D ed E. Il dr. Tonani, per me, era altissimo, serissimo, ma concludeva con un sorriso. Il dr. Marchetti era elegante con Pin dei Lions, ed anche lui mi sorrideva dicendomi le quantità dell’ordine.

Queste due cartoline invece hanno poco da dire. La prima ricordo Coggiola Piero, che aveva un piccolo mangimificio a Bianzè, di cui avevamo il 10%, e lui cosa pensò di fare? Di morire. E noi non sapevamo come condurre un mangimificio, che poi restò inoperoso. Coggiola non può non faarmi ricordare Aglietto, da me mai conosciuto, ma sempre raccontato. Perchè lo sottolineo con questa cartolina? Perchè fu il primo attore zootecnico ad avere un elicottero. Che fine fece? Credo che sia fallito oppure abbia ceduto, e molto in fretta, quanto aveva pomposamente inaugurato arrivando in elicottero.

In questo gruppo di cartoline ritrovo Trazzi, che operava a Lugano nel trading e mi impressionò perchè durante un incontro gli arrivarono (ma guarda te la comunicazione) delle telefonate con cui parlò in tedesco, in spagnolo, in inglese, mentre con noi si parlava italiano. Mi colpì la naturalezza, quanto ero giovane!!!

In fatto di stranezze di cartoline ne ho. Il dr. Nic*, raccontatomi da Ambrogio, che al rientro in casa dal matrimonio della figlia, preparò la valigia, salutò la moglie, e se ne andò in Romagna, cogliendo l’attimo. Questa invece è di Vecchi, in provincia di Parma, si era specializzato nel raccogliere i residui delle lavorazioni degli impianti di fermentazione che faceva mescolare molto artigianalmente, seguendo la direzione del colore, ed erano gli importanti UGF, prodotto principe del feed, di cui Dawe’s era grande utilizzatore. Insieme alle fermentazioni Vecchi raccoglieva anche altri residui. Mi ricordo del caffè ed alla mia domanda sulla convivenza di residui di fermentazioni antibiotiche (di vari antibiotici) e del caffè mi rispose: “Sono come un pittore, inseguo il colore.”.

In fatto di grande fantasia ecco la cartolina del dr. Magni, figura di una certa importanza. Ebbi modo di conoscerlo in varie occasioni, nella mia libreria ho una suo libercolo di poesie, che si leggono con piacere. L’episodio che vi racconto l’ho vissuto in prima persona. Erano gli anni del Carbadox. Magni diceva che lo produceva in una loro consociata. Eravamo negli uffici del trading farmaceutico Nan* con il produttore Fin*, che voleva produrre 20 tonnellate ed essere sicuro del ritiro. Avevamo chiesto al Tecnico de brevetti i tempi per l’azione legale che P* avrebbe certamente intrapreso. Si sarebbe dovuta costituire una nuova srl, e di questo se ne prendeva carico N* con il proprio commercialista. Occorreva il  nome, e qui si comprende la figura di Magni: “Ma non ci sono discussioni: PFP, è chiaro? Per Fottere P*.”. Per me un mito. Nella distribuzione delle 20 tonnellate, di cui F* voleva assicurazioni si iniziò con la proposta del 33%,. dato che i venditori presenti erano 3. Ma N* fece presente che lui era più specializzato nei farmaceutici, Magni non ricordava bene quali fossero le quantità già in magazzino. Io e Bichisao cogliemmo l’occasione per dire che a noi un terzo non presentava alcuni problemi e lasciammo la riunione. Ma, ecco come sono velenoso , con Bichisao pigliammo un caffè, poi telefonammo alla segreteria di N* per chiedere di parlare con F* al quale dissi: “Nessun problema noi le 20 tonnellate le possiamo ritirare anche oggi. Se gli altri sono d’accordo, si intende.”.

Mi chiedete di F*? Figura importante. Lavorava alla Bracco con Vasconi, tecnico della ditta chimica di Bresso che emigrò a Barcellona per fabbricare le 40 sintesi che conosceva come pochi. F* mise insieme i macchinari che venivano sostituiti e li assemblò nel proprio box (che era molto lungo) e alla luce di una lampadina e dormendo in una ‘500, faceva delle sintesi per arrotondare. Non aveva alcun titolo di studio ma aveva la chimica nella testa. Volevamo farci produrre il Ronidazolo e con Bichisao lo andai a trovare con l’Index Merck su cui vi era la formula chimica. Lui la guardò e chiamo i suoi due tecnici. Loro dicavano che era troppo difficile e che non avevano alcuna speranza. F* invece vedeva cosa poteva fare. “Ma voi mi garantite che ritirereste almeno 1000 kg al mese?”. Alla nostra risposta affermativa (e chiedemmo l’esclusiva) si prese l’impegno di tentare. Il primo mese non ottenne niente, il secondo mese ottenne i primi 10 kg, al 4 mese era pronto. Arrivammo nel giro di 6 mesi a 2.000 kg al mese. Poi un giorno ci chiamò: “E’ arrivata la multinazionale con un impegno di 5 anni, ed ho chiuso con loro. Vi devo ringraziare perchè questo lavoro me lo avete portato voi. Vi vendo 3.000 kg senza dire niente alla multinazionale, dite che erano scorte che avevate vecchie.”.

Ma F* aveva paura dei rapimenti? Si, e a Monza quando venne fermato da due o tre individui, uscì con un martello da muratori, ma di quelli grossi, menando colpi in ogni direzione. Questo ci venne raccontato con ammirazione e sorriso dal suo factotum il mitico Violante.

Di fallimenti ne hai parlato mostrando delle cartoline ma non ce ne fu un altro di fallimento o chiusura? Beh del dr. Cic* il quale mi raccontò la sua storia. Questo per dire come è stato variopinto il settore feed. Il dr. Cic* era figlio di farmacisti che gli avevano comprato la ditta di produzione di integratori in Brianza. La sua impresa ciclopica fu prendere le lavorazioni per conto della multinazionale Ba*. Quanto riporto e lui che me lo racconta, ed ha, per me, dell’incredibile. La multinazionale gli fa avere le materie prime per la lavorazione per conto, anche grazie ai buoni uffici del suo vice il dr. Col*. E lui da quel momento uso una parte delle materie prime per le proprie produzioni che vende a prezzi alquanto bassi, ottenendo un discreto successo. E chiede rifornimenti alla multinazionale che non si accorge che la richiesta di nuovi rifornimenti non avrebbe dovuto aver luogo in quanto le giacenze risultavano sulle schede abbondanti. Lui mi sottolinea gongoloso “E facevano anche dei controlli, contando i fusti o i cartoni” e il controllo andava sempre bene. Alla fine i funzionari della filiale della multinazionale della provincia di Bergamo, si rendono conto delle “sfasature” che ammontavano a 2 miliardi di lire che C* disse subito di non avere? Come fare per non fare scoppiare una bomba? La multinazionale compra per 2 miliardi di lire l’organizzazione di vendita della ditta di C*. L’organizzazione di vendita di C* collaborò per dare delle previsioni alte per giustificare il valore della vendita. La multinazionale aveva creduto di poter fabbricare nei propri impianti in provincia di Bergamo ma l’organizzazione che aveva acquistato chiedeva degli integratori allargati, delle caratteristiche che la fabbrica della multinazionale non poteva rispettare. Ed allora cosa succede? Il dr. C* me lo racconta ridendo, non riuscendo a restare serio: “Succede che chiedono a me di fabbricare per la mia ex organizzazione di vendita, sempre in conto lavorazione ma stavolta con stretto controllo sui rifornimenti. Ma pretesi che si impegnassero a farmi fabbricare le 15.000 tonnellate che avevano nelle previsioni.”. E cosa successe? Dopo 4 mesi la produzione era di molto inferiore. Dopo 6 mesi iniziai a scrivere che aveva delle perdite per il non rispetto degli impegni anche perchè per prendere l’impegno con loro avevo rifiutato, ed avevo le prove, di fare lavorazioni conto terzi per società spagnole, greche.”. E…..? “E alla fine non arrivarono che a 2.500 tonnellate in un anno e chiesi i danni. Che ammontavano a 2 miliardi di lire.”. E….? siamo in giudizio ma mi hanno proposto già una negoziazione, molto interessante.”.

Come non ricordare questa impresa?

Hai altre cartoline? Si, ma le vediamo dopo con le vostre.

 

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ho operato da sempre nel settore dell'alimentazione degli animali da reddito in Europa e nel mondo. Benessere animale, sicurezza dei manipolatori, degli utilizzatori e dei consumatori sono le linee direttrici. Un aspetto importante è lo sviluppo durevole e i ruoli per i giovani nonché l'accessibilità per i meno abbienti a derrate alimentari sicure

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