Nel feed 6 le ridondanze degli apporti

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Stupenda giornata da lago, lontani dal traffico e dalle code.

A: Continuiamo l’approfondimento e chiariamo cosa intendiamo per ridondanze. Il fabbricante di alimenti ed in particolare i tecnici nutrizionisti, sono alla ricerca di apporti nutrizionali che vengono pubblicizzati in convegni e riviste, credendo di portare valore e qualità al proprio alimento. Talvolta questo non avviene.

Il fabbricante di alimenti sa produrre un alimento eccellente, stabile nel tempo, con alti risultati zootecnici. Proviamo a sforzarci di fare alcuni esempi per chiarire il concetto.

Aereo di linea: un moderno aereo di linea contiene migliaia di componenti. Nessun progettista può permettersi di dire:” Aggiungiamolo, tanto male non fa, e così usufruiamo della propaganda di altri”. Ogni chilogrammo introdotto deve giustificare: peso, consumo, affidabilità, manutenzione, interazione con gli altri sistemi. Se un componente non produce un beneficio misurabile, viene eliminato. Non perchè sia dannoso, ma perchè introduce complessità senza valore. Ogni apporto, venendo a noi, deve dimostrare non solo di essere utile in sè, ma di essere utile all’interno del sistema alimento.

S: Per me l’esempio è l’orologio (e non solo perchè siamo davanti al lago di Lugano). Un orologio può contenere centinaia di componenti. Aggiungere una ruota dentata inutile non migliora la precisione. Invece può aumentare l’attrito, aumentare l’usura, aumentare la probabilità di guasto o imprecisione. La qualità, sempre per venire a noi, non deriva dal numero di componenti, deriva dalla coerenza dell’insieme.

A: Anche l’esempio della terapia farmacologica può essere considerato. Nessun medico oggi valuta una terapia dalla quantità di farmaci prescritti. Anzi. Quando possibile si tende a: eliminare i farmaci non indispensabili, ridurre le sovrapposizioni, evitare le interazioni inutili, mantenere solo ciò che produce un beneficio dimostrabile. Non si parla di “meno medicina”. Si parla di medicina precisa. Forse anche nella nutrizione dovremmo porci una domanda simile: ogni apporto presente (che ho deciso di mettere) è realmente indispensabile oppure è rimasto per tradizione, prudenza o abitudine? E qui siamo alla ridondanze ed alle quantità che ci portiamo dietro.

Non basta chiedersi se l’apporto abbia una funzione teorica. Occorre chiedersi se quella funzione arrivi realmente all’animale nella razione quotidiana, nelle quantità previste, nei rapporti previsti, senza generare residui, trascinamenti, emissioni o interferenze inutili. Quindi spazio e tempo.

L’apporto è indispensabile al sistema reale oppure è diventato una dichiarazione in etichetta che non abbiamo più verificato?

Porto anche questo esempio: Un ristorante a cinque stelle può acquistare il miglior caviale, il miglior vino e la miglior carne del mondo. Ma se il cliente trova una tovaglia sporca, un bicchiere sbeccato o una sala poco curata, il problema non è il valore intrinseco degli ingredienti. Il problema è che il ristoratore non ha dimostrato di saperli integrare in un’esperienza coerente con il proprio ruolo. Nel feed: l’ingrediente innovativo è il caviale, il promotore ne racconta le qualità, il fabbricante deve dimostrare di saperlo integrare nel sistema alimento. Altrimenti il valore dell’ingrediente non rafforza il prestigio del fabbricante ma, paradossalmente, può metterlo in discussione.

Simile è l’orchestra. Un grande solista può essere straordinario. Ma il pubblico giudica il direttore d’orchestra sulla capacità di armonizzare tutti gli strumenti. Suggerirei di andarci a rivedere Prova d’orchestra di Fellini.

 

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ho operato da sempre nel settore dell'alimentazione degli animali da reddito in Europa e nel mondo. Benessere animale, sicurezza dei manipolatori, degli utilizzatori e dei consumatori sono le linee direttrici. Un aspetto importante è lo sviluppo durevole e i ruoli per i giovani nonché l'accessibilità per i meno abbienti a derrate alimentari sicure

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