Impiego del Made in Italy
2026-09-10
A Melide la giornata è grigia ma l’atmosfera è ancora da ferie. Mi chiedete che cosa intendo con il mio sproloquio relativo al Made in Italy.
Made in Italy sta a significare che l’oggetto, qualsiasi esso sia, è stato concepito, realizzato, contiene ciò che appartiene alla Nazione italiana. Vi è un legame che va oltre alla parola Italy (Italia). Vi è quindi una responsabilità in coloro che impiegano tale dicitura, quale fosse un marchio, per valorizzare il loro prodotto.
Il mio non è uno sproloquio. Non ne posso più del farloccare (e questo è un verbo assolutamente negativo: adulterare, sporcare, et similia, su questo argomento perchè mi riguarda sotto diversi punti di vista:
- sono cittadino italiano
- da quando avevo 16 anni (era il 1960) ho iniziato a lavorare nel settore feed e continuo ancora oggi.
- Il settore feed in Italia è visto come un settore che puzza.
- Importiamo il 50% di latte e di carne da paesi prima della UE, ora dato che la UE è divenuta una RSA, da altre parti del mondo: Mercosur la fa da padrone, ma anche altri non sono da mano.
- Le importazioni sono state il baratto per avere la produzione di elettrodomestici e continuare co la chimica.
- La chimica è terminata quando con una sentenza di una Corte (del tutto secondaria) è stato eleminato il divieto di brevettare alcunchè di terapeutico per uomo, animali e piante.
- La produzione di elettrodomestici non viene più fatta sul territorio italiano.
- L’Italia ha perso il predominio della chimica e della produzione di elettrodomestici ed elettronici, ma continua ad importare ciò che potrebbe fare da sola sul proprio territorio, mantenendolo meglio e dando opportunità di lavoro. Ma il feed puzza.
- Il feed puzza, e su questo sono tutti d’accordo, ma le derrate che vengono dal feed sono ritenuto un gioiello della cultura culinaria italiana: film, romanzi, convegni e roba varia.
- Le derrate vengono preparate da industria di trasformazione: macelli, trasformazione di carne suine, e trasformazione del latte e prodotti derivati dal latte.
- Le industria di trasformazione sono tutte tricolorate, mettono i colori della bandiera ed i nomi di località italiane dovunque sulle loro confezioni ed etichette. Ci mettono proprio tutto di Italia meno che la sostanza, il contenuto. Ma hanno delle loro ragioni: 1) non vogliono avere contatti con il feed italiano perchè puzza; 2) non vogliono avere contatto con il feed italiano perchè un mese si e l’altro pure TV spazzatura hanno a che dire su allevamenti industriali et similia. 3) non vogliono avere a che vedere con il feed italiano perchè vi è un esercito di controllori che non può non trovare delle magagne.
- Allora è meglio, e queste è il consiglio delle Associazioni di categoria, di non avere niente a che vedere con il feed italiano. Molto meglio e salutare comprare derrate un pò dovunque.
- Tutto questo avviene perchè vi sono degli interessi (soldi, una montagna di soldi) per favorire quelli che gli allevamenti estensivi sono intollerabili, il male agli animali è roba da primitivi, e occupare spazi televisivi e giornali (per quanto ancora contino) ma soprattutto valangare i social.
- Volete non avere contatti con il feed italiano per tutte le vostre ragioni? Va bene, ma abbandonate nelle vostre etichette ogni riferimento al Made in Italy ed alle località italiane: Salame Milano, Culatello di Zibello, salumi piacentini, grana padano, grana parmigiano reggiano, latte intero da allevamenti italiani, salame Felino: perchè dovete abbandonare? Perchè puzzate. Puzzate di imbroglio, puzzate di sotterfugi, puzzate per usare IGP, DOP, et similia, senza alcun obbligo di utilizzare il territorio sul quale lucrate.
E voi mi dite perchè sono incazzato? Perchè faccio parte del settore feed.
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