Il ruolo e il senso della produzione di alimenti

Il ruolo e il senso della produzione di alimenti

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Il lago con un pò di sole. E mi chiedete perchè me la prendo con le etichette che mi fate vedere di due produttori di alimenti: uno grande e l’altro medio grande.

Il produttore di alimenti per il settore feed, ne sono convinto, rappresenta il punto di qualità, in particolare per le derrate alimentari che , volens nolens, vengono identificate con dei marchi, ognuno dei quali dichiara a schermo acceso il proprio DNA nella natura, nella cura del territorio che lo contraddistingue. Questo è FEED, questo è il settore al quale appartengo.

La prima etichetta che mi mostrate è di un produttore grande ed è un alimento super specializzato, per suini, e mi dite che è uno dei suoi prodotti di punta. Per i minerali riporta Zinco: acetato (?) e anche ossido (100); per Manganese Ossido (96) e pure Solfato (100), per Selenio come sodio selenito (100) e selenio di lievito (organico) (108); e riporta anche batterio faecalis, e enzimi: betaglucanasi e xilanasi, ed anche il lievito vivo.

La seconda etichetta che mi mostrate è del produttore medio grande ed è per vacche da latte, è, mi dite, il suo prodotto di punta. Rame apportato da solfato e chelato di glicina; Manganese, e qui c’è folla, apportato da Ossido, da solfato (100) e da chelato di glicina (100); Zinco ossido (100) e da chelato di glicina (102); Selenio: da sodio selenito (100) e selenio in lievito (organico) (109), Rame solfato (100) e rame chelato di glicina(100).

I numeri che ho messo tra parentesi rappresentato la % di biodisponibilità, riportata dallo studio per Efsa relativo alla biodisponibilità dei minerali e quindi senza la ridondanza interessata delle pubblicazioni di marketing. Che senso ha fornire, attraverso l’alimento, al microbiota sali e forme diverse, senza interessarsi a come vengono a trovarsi distribuite nell’alimento?  Oltre che il senso appare evidente che il produttore di alimenti cerca di usare la propria etichetta per inserire argomenti e non micro ingredienti. Ecco il volume relativo alla biodisponibilità e l’altro volume invece è relativo ai fabbisogni delle diverse specie nelle differenti fasi di sviluppo.

Lo stesso ma con una valenza maggiore è l’aggiunta di enzimi ed altro per migliorare l’utilizzo dell’alimento, senza minimamente dare importanza alla attività del microbiota. Quando si utilizzavano ancora gli antibiotici auxinici le cellule del microbiota erano estremamente pigre “perchè muoversi tanto noi quando, da fuori, introducono cose che sappiamo fare ma vogliono metterle loro, e non vanno neanche bene come le nostre”, e così erano momenti davvero tristi e frustranti per le cellule del microbiota che lo segnalavano, ad esempio con una scarsa propensione all’autodifesa (immunità propria), ara un segnale negativo: se voi inviate roba che possiamo fare noi, noi smettiamo di farla. Così come ci sogno dei segnali negativi ci sono anche segnali positivi che invia il microbiota. Ad esempio una maggiore attività ottimizza l’utilizzo dell’alimento: questo è il compito delle cellule del microbiota che sono, oltre che estremamente razziste (faecalis?) sono oltremodo permalose e vendicative.

Il fabbricante di alimento come prima voce dell’integrazione, non dovrebbe avere Vitamine , ma cellule inattivate ed integre con bioattività > 2.5. Perchè dovrebbe avere questo? Perchè è interessato a che l’organismo che assume il suo alimento lo utilizzi al massimo, e lo verifica con la digeribilità e con i valori delle feci. Riempire l’etichetta di doppi e doppioni e simil prodotti che il microbiota sa fare ed è la ragione per cui c’è ed è fondamentale, non è da saggi. Ma soprattutto non è da attori che credono nel proprio ruolo e funzione per il settore feed.

Ecco perchè me la prendo. Personalmente ritengo che il produttore di alimenti debba essere interessato alla stabilità del proprio alimento perchè sa mescolare bene diversi macro ingredienti, e per i micro ingredienti dovrebbe limitarsi all’essenziale, ai fabbisogni, perchè ogni ridondanza anche piccola interferisce con l’attività del microbiota dell’organismo che assume il suo alimento. E deve essere certo che, come per i macro ingredienti, anche i micro ingredienti siano dispersi in maniera uniforme e stabile, riducendo quindi residui, trascinamenti, emissioni, la disparità dei rapporti: questo è il suo mestiere, questo è quello che il settore feed richieda da lui.

Riempire le etichette con concetti markettari non è da professionista.

 

About the author:

ho operato da sempre nel settore dell'alimentazione degli animali da reddito in Europa e nel mondo. Benessere animale, sicurezza dei manipolatori, degli utilizzatori e dei consumatori sono le linee direttrici. Un aspetto importante è lo sviluppo durevole e i ruoli per i giovani nonché l'accessibilità per i meno abbienti a derrate alimentari sicure

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