Sono e resto convinto che sono le attività R&D che danno una maggiore consistenza al mantenimento nel medio periodo. Quando si deve indicare la direzione nel breve periodo, 2026, sorgono dei dubbi. Le attività che coordino vengono svolte nel settore feed in Italia e dovrebbero tornare utili anche per l’esportazione delle applicazioni. Le applicazioni sono il frutto della conoscenza: maggior conoscenza porta ad applicazioni (prodotti in senso lato, metodi, procedure, servizi) innovatrici, l’applicazione porta ad una maggiore conoscenza ed al continuo miglioramento. Ma questo ha un senso? Oppure è solamente l’impiego di risorse che poi portano a qualcosa di poco, molto vicino al niente? L’Italia fa parte della UE che ha un regolamento rigido e complicato per tutto ciò che riguarda l’alimentazione: dal campo alla forchetta, in un mondo che ha la forte tendenza ad eliminare le barriere alla libera circolazione dei prodotti, in particolare a quelli alimentari. L’Italia in UE ha una posizione debole, l’UE nel mondo ha una posizione debole e confusa. Quale senso hanno le attività R&D in questo contesto? Perché investire risorse in R&D se queste non si traducono in un vantaggio per chi le compie, per la società in cui opera, nel Paese o Paesi verso cui sono rivolte le applicazioni delle attività R&D?
Le attività R&D sono una spia diretta della “fiducia collettiva della conoscenza”? Se così fosse potremmo fare una mappa seguendo le % spese in R&D/PIL, ed avremmo, ed è una opinione personale, i seguenti punteggi (virtuali):
sotto l’1% : modello estrattivo o imitativo,
1-2%: società in transizione, con R&D percepita come “costo”,
2-3%: società matura che riconosce l’innovazione come leva strategica
3%: ecosistema dove ricerca e impresa sono integrate.
I dati OCSE, World Bank e Unesco forniscono l’indicazione delle spese in R&D di diversi Paesi nel 2020 (con una analisi dal 1960):
| Paese % |
Paese |
Paese |
| USA 3,4% |
Europa 27 (media) 2,2% |
Italia 1,5% |
| Giappone 3,4% |
Corea del Sud 4,9% |
Cina 2,6% |
| Russia 1% |
Medio Oriente 1,2% |
Israele 5,6% |
Nei doversi Paesi vi è una forma di sostegno verso le attività R&D che però non è uniforme. Qui di seguito vengono citate le fonti, la % del credito d’imposta relativo alle spese di R&D e la detassazione delle retribuzioni per i Ricercatori e Tecnici (altamente qualificati).
Francia (OECD): 30% e detassazione per Ricercatori e Tecnici,
Germania (Financial Times) 15% e esenzione parziale delle retribuzioni per Ricercatori e Tecnici,
Paesi Bassi (Parlamento Europeo): Riconosciuto uno dei modelli. Esenzione parziale retribuzioni dei Ricercatori e Tecnici,
Irlanda (Reuters): 35% + esenzione parziale delle retribuzioni per Ricercatori e Tecnici.
Portogallo (OECD) credito d’imposta tra i più generosi + Esenzione parziale delle retribuzioni di Ricercatori e Tecnici,
UK: 27% per PMI + esenzione parziale per Ricercatori e Tecnici.
Perché ho delle perplessità? Perché opera nel feed (sistema zootecnico). Nella UE vi è un Regolamento rigido e farraginoso, con una lista degli ingredienti che si possono usare, a quali dosi e per quali specie, e vi è la libera circolazione delle merci. Un Veterinario può prescrivere una specialità farmaceutica approvato in qualsiasi Paese della UE, anche se nel proprio non vi è alcuna registrazione, per i prodotti nutrizionali non vi è l’obbligo della registrazione. Operando in Italia le condizioni sono: l’Italia importa il 50% della carne e 50% del latte, perché in passato ha svenduto la propria zootecnia per le fabbricazioni di frigoriferi, lavatrici e televisori. Le lavorazioni industriali sono state delocalizzate ed il territorio, non delocalizzabile, non è stato ripopolato da coltivazioni e animali zootecnici, una minima parte in vigneti e B&B. Il credito d’imposta ha una aliquota al 10% e non vi è alcun riconoscimento nella detassazione anche parziale per le retribuzioni di Ricercatori. La specifica altamente qualificati è la solita roboante retorica, i Ricercatori possono essere tutte le risorse che operano, ognuno di loro altamente qualificata per il ruolo, al momento, svolto. Le applicazioni sono il prodotto della conoscenza e le applicazioni si vedono e possono essere copiate. Anche un brevetto non esclude questo fatto. La mia esperienza ha recepito che diverse risorse impegnate e capaci nelle attività R&D sono emigrate, hanno delocalizzato la loro attività in altre aziende o in altri Paesi.
Da qui le mie perplessità. Ha senso svolgere le attività R&D per il FEED in Italia?.
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