MADE IN ITALY FARLOCCO
MADE IN ITALY FARLOCCO
2026-04-28 Nessun commento su MADE IN ITALY FARLOCCOSul lago questo è u periodo magico: la primavera ed il risveglio della natura. Era una gran macchia di giallo, viene riportato che erano in 10.000. Hanno mostrano dei peperoni venuti dal Brasile, cosce di maiali con timbri vari provenienti dall’Olanda, cosce e parti di pollo provenienti da Francia, ed altri prodotti alimentari prodotti oltralpe ma destinati a diventare prodotti “Made in Italy”. Ha fatto la sua comparsa anche un mostrinato funzionario della Guardia di Finanza “Esiste uno speciale corpo per la difesa del Made in Italy” ed anche il Presidente della Coldiretti che lamentava gli attentati al Made in Italy.
Made in Italy? Alla mente mi sono venuti gli operatori agricoli e zootecnici che alla frontiera del Brennero aprivano i tir di latte ed altre derrate alimentari per dimostrare le frodi commerciali con latte ed altre produzioni aldi fuori della CEE ma che transitando in Germania diveniva di fatto prodotte nella CEE.
Ma ritorniamo al Made in Italy. In effetti che mancava, e lo sottolineavo già allora e lo risottolineo ora: che manca?
1 – Che vi sia un produttore olandese, brasiliano, rumeno, polacco turco che produca merce agricola e zootecnica è roba normale.
2 – Che vi sia un trasportatore che carica la merce e gli viene richiesto di portarla nel bel paese, altra roba normale.
Cosa c’è di anormale? Cosa c’è che fa cadere il tutto in farsa?
Mancava già allora, ma non può più mancare adesso. Cosa? Il destinatario.
Abbiamo la provenienza, il mezzo, ma manca il destinatario. Perchè se la merce è stata prodotta (fornitore) ed è trasportata (logistica) ed abbiamo i difensori (Coldiretti, Guarda di Finanza, Giornalisti vari per riempire gli spazi non occupati dalla pubblicità), manca il DESTINATARIO. Basterebbe:
a) indicare chi è il destinatario
b) se il destinatario impiega prodotti non fabbricati sul territorio italiano e utilizza la frase “Made in Italy”, deve:
b1) ritirare la propria merce con la dicitura “made in Italy” dovunque si ritrovi (grande o media distribuzione, mense carcerarie e scolastiche, conventicole varie;
b2) Per 5 anni e per ordine del Ministero dell’Agricoltura o del Made in Italy ( se esiste e respira) o della Regione o dell’Opera Pia S. Antonio, non può più utilizzare ne sulle etichette, ne sulla carta intesta, ne sul sito web, ne sulla carta igienica interna, la frase “Made in Italy”.
Il Made in Italy si salva non tinteggiando di giallo la frontiera, non aprendo come al circo Togni il camion per dimostrare: “ecco l’omicida”, ma indicando il furbacchione: il DESTINATARIO, sia impresa e sia l’associazione che facilita in qualsiasi modo queste furberie. Si ripete la storia della bresaola di zebù con la foto della bruno alpina: niente di illecito solamente un mezzo per ingannare il consumatore. Io credo che al consumatore, visto il chiaro e lo scuro della situazione economica attuale e che si profila nel breve periodo, non abbia alcuna fede o credenza nel Made in Italy, ma per quei pochi che ancora guardano a questo chi si deve impalare è il DESTINATARIO. Ma, guarda un pò, questo non viene mai citato. Perchè magari vi è un regolamento che bastano 10-15 giorni di sosta in uno stabilimento per far si che un peperone brasiliano diventi un vero peperone foggiano. Ed in questo caso è il castello burocratico il nemico ed è per questo che non cita il destinatario.
Quel plurimostrinato finanziere o il Presidente di Coldiretti avrebbero, se davvero stavano difendendo il Made in Italy, mostrare la bolla di consegna da dove si ricava il luogo di produzione o di partenza, chi la trasporta ed a chi è destinata. Ma magari anche loro, il plurimostrinato o il presidente, hanno partecipato a far si che le cosce olandesi (non ho niente contro la carne olandese) diventino italiane se sostano in un prosciuttificio italiano per qualche giorno.
Tutto quel giallo scredita il Made in Italy e questo è il rammarico davvero forte che sento. Opero in questo settore dal 1960 e lo sto facendo ancora oggi, amo questo settore, ma i miei capelli bianchi mi dicono che queste manifestazioni creano solamente dei grandi dubbi e fanno diminuire i credenti. La quinta colonna è in piena azione. Cosa può interessare al consumatore se il peperone è brasiliano o la coscia di maiale è olandese o i pezzi e le cosce di pollo sono polacche? Guarda il prezzo, vi sono fior di brasiliani, olandesi e polacchi che vivono e sono sani.
Se veramente il tema fosse fermiamo il farlocco “made in Italy”, sempreché a qualcuno ancora interessi , sono i DESTINATARI che debbono essere indicati e togliergli, quando anche fosse permesso da arzigogolati capitolati, la possibilitàdi usare la frase “Made in Italy”.
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